giovedì 5 settembre 2013

Avviso ai garantisti

Ieri si è cominciato a discutere in commissione giustizia del senato degli emendamenti al disegno di legge sulla tortura.
Sarà interessante vedere chi sono e cosa faranno i garantisti.
A proposito:
http://www.3leggi.it

Tre leggi da firmare please

mercoledì 4 settembre 2013

La rivoluzione liberale

Sentirli riparlare dopo 20 anni di rivoluzione liberale  è, sia chiaro, sempre meglio di sentirli parlare di agibilità politica o di ferita alla democrazia, leggere sul Foglio di "delirio libertario" è divertente, ah poi l'alleanza con Pannella,  come allora! Proprio come i tre moschettieri vent'anni dopo! Ma è tutto  questo ciò che rimane di questi anni buttati? Nemmeno una riforma epocale da salvare? Che so una riforma Gelmini o Sacconi o Maroni, uno dei lodi Alfano, una finanziaria di Tremonti, una legge Cirielli, un decreto sicurezza, uno sgombero di Rom, un respingimento in mare, un cie od un cara, un trattato di amicizia, un oleodotto, una guerra, una radice cristiana, un Formigoni, qualcosa?
No è rimasta  solo la rivoluzione liberale.

domenica 1 settembre 2013

Siria

Secondo me in questi giorni la notizia più importante non è stata tanto l' abolizione (o il cambiamento di nome) dell'imu o Berlusconi che ha firmato i referendum ma l'evoluzione della crisi siriana.
Non so, tutto è come sempre confuso. Non c'è un'opzione chiara per fortuna siamo lontani dal nuovo ordine mondiale della prima guerra in Irak e dalle "certezze" della seconda guerra dell'Irak di dieci anni fa. Non sembra però che basti per evitare una (piccola) guerra. Si tratta di punire chi usa armi chimiche, si dice.
Giusto non si è complici di crimini contro l'umanità.
Mi domando però se bombardare è la punizione giusta, non so, i tanti "danni collaterali" di questi anni di guerre al terrorismo mi sembra dicano tutti in coro di no.
È un coro muto

P.S.
In tutto questo la posizione del governo italiano è, per una volta, ragionevole

lunedì 26 agosto 2013

Amnistia Amnistia

Ha ragione Andrea Fabozzi sul Manifesto di Sabato 24 Agosto (sebbene smentito il giorno dopo sullo stesso giornale da un insolito articolo debole e saccente di Massimo Villone). Non si può essere contro l' amnistia perché favorirebbe Berlusconi; per una volta il suo interesse particolare e l'interesse generale di tutti noi coinciderebbero e tutti, ripeto tutti noi saremmo più liberi. Per una volta, dopo tanto tempo ci sarebbe meno ingiustizia nel nostro paese.
Non è poco.
E ci sarebbe ancora di più, non che sia un esperto, ma credo che politicamente si potrebbe utilizzare l' amnistia come leva per far pagare un prezzo molto alto a Berlusconi e al suo partito. Su questo tema, invece che la sinistra che rincorre la destra sulla sicurezza, succederebbe il contrario, sarebbe, per una volta, la sinistra egemone. E incredibile che nessuno a sinistra l' abbia notato ieri (a parte appunto il Manifesto)
 P.S. A tutti quelli che con un riflesso condizionato parlano di "certezza della pena" andrebbe detto che questo "concetto" applicato alla vita normale è una boiata pazzesca infatti se uno fa un errore non è che non lo corregge perché quello che ha deciso 5 ,10, 15 anni fa è immodificabile . Questo è ciò che pensa della certezza della pena l' amministrazione Obama:

http://www.nytimes.com/2013/08/12/us/justice-dept-seeks-to-curtail-stiff-drug-sentences.html?_r=0

Qui invece per fare qualcosa bisogna passare dal parlamento con la maggioranza qualificata

domenica 25 agosto 2013

Luoghi comuni reazionari

Questo articolo è un concentrato di luoghi comuni imbarazzante, lo segnalo perché, sebbene parli di francesi, gli argomenti che si trovano sono quelli che si leggono anche in Italia. Come al solito invece dei fatti, contano i giudizi morali quasi da vecchio testamento (economico) tipo: "Tu francese hai 5 settimane di ferie e lavori troppo poco! Anatema, su di te ed i tuoi figli!" :)
NYTimes: A Proud Nation Ponders How to Halt Its Slow Decline http://nyti.ms/1dd5lx3

lunedì 12 agosto 2013

Lenin al Corriere

Il Corriere della Sera si dimostra sempre più come lo specchio della crisi italiana.
Da vent' anni tutte le politiche e le decisioni che hanno portato al disastro-dissesto-regressione-involuzione italiana sono state formulate o sostenute da quel giornale.
Addirittura sono arrivati nell'ultimo anno ad esprimere un presidente del consiglio (Monti) sostenuto senza se e senza ma, anche da postumo, fino a qualche giorno fa.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti guardiamo per esempio  alla "modernizzazione del paese", alla "riduzione del debito"  o "alla crescita economica" temi su cui il Corriere  da lezioni a tutti specialmente a sinistra definita nella propria neolingua "conservatrice" e non "riformista" "elitaria" e non "popolare" (il Corriere come ultima frontiera del pop alla.....Monti verrebbe da dire) "burocratica", "antipatica" sostenuta in fondo da esseri inferiori, "giustizialisti", ignoranti ed incapaci, i vecchi trinariciuti della guerra fredda. Di questa sinistra il popolo (quello vero di cui al Corriere evidentemente hanno il polso) non si fida ed è per questo che non la vota e tende a preferire invece "il grande eroe popolare"  (GEP, la definizione è di Ferrara). Ora appunto a parte il fatto che per esempio:
  1. le lezioni vengono da un giornale da sempre filogovernativo e che quindi ha sostenuto le politiche "epocali" (sopratutto della destra al governo) di modernizzazione e di riforme. Politiche, che non solo non hanno modernizzato niente ma che al contrario ci hanno fatto regredire con il risultato che non solo abbiamo meno diritti, ma siamo anche più poveri,
  2. le posizioni del GEP sono al momento inconciliabili, con  quello che scrivono riguardo alla spesa pubblica i due economisti Alesina e Giavazzi, che danno la linea del Corriere in economia e che ultimamente sono diventati socialdemocratici (!), sebbene schroederiani, nell'ultimo dei loro camaleontici travestimenti; la linea editoriale infatti sembra essere  al Corriere indipendente dalla logica,
  3. il popolo per il Corriere è sempre becero "giustizialista" quando "condanna" il GEP (o Craxi)  ma viene sempre celebrato e quasi santificato  come "maggioranza" "moderata" quando vota il GEP
  4. sebbene i "garantisti" abbiano riempito le carceri e tolto diritti e (letteralmente) spazio fisico ai reclusi, come mai nella storia d'Italia, per il Corriere i "giustizialisti" sono sempre gli altri (su questo farò prima o poi un post)
Il punto centrale però è l'arbitrarietà delle posizioni del giornale o meglio la loro subalternità ad una ideologia. Il giornale è infatti monotono non sembra esserci dibattito, tutti parlano con una sola identica voce  

Prendiamo per esempio il caso Renzi: lodato come detto quando fa l'ospite da "Amici" o addirittura usato come una granata dal Corriere quando c' era da fermare Bersani. La rielezione di Napolitano in pratica comincia con la famosa intervista di Renzi sul Corriere in Aprile ai tempi dell'esplorazione Bersani che rompe gli equilibri nel PD. Risultato: Napolitano rieletto e governo del Presidente, cioè la soluzione Corriere. Sei mesi dopo stanchi però dell'attivismo di Renzi che non vuole né morire per Letta né morire prima di essere stato presidente del consiglio, il sindaco viene prontamente richiamato all'ordine, si ribaltano i ruoli; Renzi diventa un avventuriero che parla troppo ("Salvate il soldato Matteo!"), "si scopre al centro"  ed è oramai "logorato"; insomma togli il disturbo e, se fai il buono, ne riparliamo tra un paio d'anni altrimenti fai "l'errore" e la fine di Bersani.
Ora, quando gli analisti politici scafati ci ricordano ogni tanto che "sei mesi in politica sono una eternità" intendono esattamente quello che è capitato a Renzi, il punto non è questo.
Il punto è che c'è un progetto politico (che a me sembra feroce) a cui la realtà o meglio il racconto della realtà si deve uniformare. 
In questo al Corriere sono (quasi) leninisti

sabato 13 luglio 2013

Spesa Pubblica vs PIL

Uno degli argomenti del dibattito politico economico citato  per sostenere la riduzione della spesa pubblica in Italia è il seguente: dal 2001 al 2012 il rapporto  spesa pubblica/PIL è passato, in Italia dal 40 al 45% mentre in Germania dal 42 al 40%.
Si possono osservare due cose?
1 Come in tutti i rapporti la variazione può dipendere dal numeratore o dal denominatore. In questo caso credo che la pesante diminuzione del PIL italiano sia la causa principale del peggioramento del dato italiano e dimostri in realtà come la crisi dell'euro sia un sostanza un trasferimento di risorse dai paesi periferici a quelli "virtuosi"
2 La Germania ha, nel periodo considerato: nazionalizzato diverse banche accollandosene i debiti ed i titoli divenuti tossici con la crisi, ha finanziato un gigantesco programma di rottamazione di vecchie auto che è costato qualche miliardo,  ed ha finanziato la riduzione dell'orario di lavoro praticata da molte imprese nella crisi come alternativa al licenziamento.  Può essere che nessuna di queste cose sia tecnicamente spesa pubblica, però delle  due l' una:
O il dato sulla Germania  è "abbellito" e quindi non ha molto senso compararlo con quello italiano meno o diversamente abbellito da quello tedesco,
Oppure il dato è vero, ma allora è in contraddizione con la necessità del taglio di spesa pubblica perché indica che anche intervenendo pesantemente nell'economia, aumentando magari la spesa, non si peggiora ma si migliora il rapporto spesa pubblica/PIL, cioè il contrario di ciò che si vuol dimostrare